Calcolo del rischio


Le centrali del rischio, in buona sostanza, monitorano l'accesso al credito, di ciascuno, l'ammontare del credito medesimo, affidabilità del debitore e la puntualità nei pagamenti.

Tutti questi dati sono poi a disposizione di pubblico ed addetti ai lavori, ma nel rispetto delle norme sulla privacy, stabilite, appunto dal garante per la privacy. Infatti nell'anno 2005 è entrato in vigore un preciso codice deontologico, a cui le centrali di segnalazione dei rischi si devono attenere.

I dati sui ritardi nei pagamenti, ad esempio, possano essere resi disponibili solo dopo un periodo minimo che varia da sessanta a centoventi giorni, pena la cancellazione delle segnalazione stessa.


Anche il periodo massimo di permanenza delle informazioni è stabilito da precise normative: se si tratta di ritardo sul pagamento di una o due rate, la segnalazione rimarrà per un anno.
Due anni il tempo massimo per ritardi maggiori; quelle relative a inadempimenti non potranno essere mantenute per oltre tre anni dalla scadenza del rapporto di credito.

Le informazioni positive, invece, cioè i pagamenti regolari, non potranno invece essere mantenute per più di due anni.
Quando un potenziale creditore valuta la possibilità di concedere un finanziamento, prende in esame vari fattori, i dati che pervengono dalle centrali dei rischi, ma anche le entrate complessive del cliente e dunque la capacità di sostenere un debito ulteriore. In genere, si calcola che circa il 40% delle entrate di un nucleo familiare possa essere destinato al credito.

Sia esso mutuo immobiliare, credito al consumo, o tutt'e due le cose.
Spesso si tengono in considerazione non solo le entrate relative al reddito da lavoro, ma anche le voci cosiddette di reddito passivo, affitti di locali, o fondi comuni, ed altre tipologie di investimento.
I tempi di permanenza delle informazioni creditizie nel sistema italiano, sono tra le più brevi in Europa.


In Danimarca, ad esempio, le informazioni negative permangono per cinque anni. In Finlandia per quattro anni ed in Germania per tre anni.
In Gran Bretagna i dati sia positivi che negativi sul credito, permangono per sei anni in totale.
L'istituto erogatore, nel valutare se concedere o meno un finanziamento, tiene conto di tre fattori di rischio principali : rischio di credito, rischio di mercato e rischio operativo..
Ci sono dei limiti al denaro che una banca può prestare, e questi dipendono dalle proprie risorse di liquidità, vengono poi valutati i rischi che si devono assumere come intermediari tra l'erogatore centrale di un prodotto ed il cliente finale.
Il rischio operativo costituisce il più recente dei tre, come normativa, e si riferisce alla tutela da frodi.


Nel decidere se concedere o no un finanziamento, la banca assegnerà al richiedente un rating, cioè un punteggio, espresso in cifre, che stabilisce quanto sia alto il rischio che la banca stessa non rientri della somma prestata.
Naturalmente più sarà alto il rischio e meno probabile sarà il finanziamento. Altre misure adottate dalle banche, in presenza di un alto indice di rischio di un cliente sono:la riduzione della somma erogata, il più alto tasso di interesse, e/o la durata del prestito, che sarà inferiore, per cercare appunto di limitare i rischi.


IN BREVE
Le centrali del rischio monitorano l'accesso al credito e le informazioni relative, ma sono anch'esse soggette a precise normative che ne regolano e limitano l'attività.
Centrali del rischio esistono non solo in Europa, ma in tutto il mondo occidentale anche se con differenze rispetto alla pubblicazione dei dati ed alla permanenza in banca dati delle informazioni.




 

Post a comment

Gelati 300p250