Dati locali sui protesti la sicilia

In Sicilia è stato rilevato una specie di record. Un boom di protesti che riguarda il 2008.
Questa ascesa verticale dei protesti, non riguarda solo le famiglie e le piccole medie imprese, bensi' anche le grandi industrie presenti sul territorio, come ad esempio il petrolchimico di Ragusa, e l'indotto relativo.


Con un dato in controtendenza rispetto a Unioncamere che presenta Bari, Napoli, Roma, Milano e Salerno, come le città con più protesti; una associazione di Mestre, rileva Ragusa come la terza città in Italia per numero di protesti elevati.


Terza, dopo Roma e Crotone.
La media nazionale, riporta una media di 25 protesti ogni mille abitanti, ed una media di importo per i protesti di 2600 Euro.


A Ragusa si sono verificati 46 protesti per ogni mille abitanti, per una media di 2325 Euro a protesto.
Secondo i dati Istat e Bnaca d'Italia, la situazione di Palermo è di 30 protesti ogni mille abitanti per un importo di 1908 euro a protesto.


Da notare comunque che se la situazione è nettamente peggiorata nel 2008, a Palermo e provincia, si era registrato un netto calo dei protesti, tendenza costante a partire dal 2000 fino al 2007.
Segue questo trend anche una delle province più produttive della Sicilia, cioè Catania. seguono poi Trapani, Messina ed Agrigento.


Caltanissetta ed Enna sono le città con meno protestati in Sicilia.
Per quanto concerne la regione Sicilia, il 60% dei protesti riguarda cambiali pagherò, il 37% assegni scoperti, e il 3% cambiali tratte.
è possibile, analizzando i dati locali e nazionali, tracciare l'identikit di questa crisi ancora in atto, e vederne gli effetti attraverso i protesti ed i fallimenti.
Tramite i dati nazionali delle camere di Commercio, si vede che negli ultimi due anni sono aumentati i protesti di cambiali, sia per numero che per importo; ma non quanto i protesti di assegni.

Praticamente raddoppiati, sia per numero che per singolo importo. proprio a significare che si fa più fatica ad onorare anche piccoli importi, spese magri quotidiane e non certo grossi investimenti.


Un capitolo a parte poi va riservato ai fallimenti, persino in una piccola ed operosa cittadina del ricco Nord, quale Pordenone, si riscontrano 33 fallimenti nel 2007, e ben 80 nel 2008.

ABRUZZO

Purtroppo nel solo territorio Aquilano si è verificato un incremento del 51% dei protesti. è ovvio che questi dati sono influenzati dalla situazione post terremoto e non possono dunque essere rappresentativi della sola situazione finanziaria locale, ma è comunque interessante visionarli.
Purtroppo va segnalato anche che la regione Abruzzo è al momento tra le regioni a più alto rischio di usura.

Ed anche questo dato sarà importante tenere presente per chi dovrà ridisegnare l'economia di un territorio.
I dati che statisticamente favoriscono il fiorire dell'usura sono una forte disoccupazione, alti interessi, pochi sportelli bancari e poco accessibili alla comunità, e proprio la presenza di un numero maggiore di fallimenti e di protesti. Tutte situazioni di forte attualità per quanto riguarda l'Aquila.


Da segnalare che in particolare la camera di commercio di Chieti è estremamente attiva nel monitorare l'andamento dei prezzi, ad esempio, sia all'ingrosso che al dettaglio, ma anche dei prezzi dell'edilizia e delle quotazioni immobiliari, rappresentando un punto di riferimento della legalità e della buona gestione.

EMILIA ROMAGNA

Impietosa e piuttosto preoccupante anche la situazione dell'Emilia Romagna, con Bologna che fa registrare un più 55% tra i protesti e le cosiddette "sofferenze bancarie", che del protesto sono l'anticamera.
Crescono in maniera proporzionale anche i fallimenti. Come per altre città esaminate sino a qui, anche a Bologna la situazione peggiora drasticamente a partire dal Novembre 2008 e prosegue poi per tutto il 2009.


Se in Emilia Romagna il numero dei protesti, pur essendo cresciuto molto, non è ai primi posti come quantità, l'entità del protesto invece pone proprio l'Emilia tra le prime in Italia. Ogni protesto elevato si colloca tra i primi cinque posti in Italia per entità di denaro.

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