Dati locali sui protesti e rischio usura: Abruzzo

Siamo tutti al corrente della calamità naturale che ha recentemente colpito la regione Abruzzo. Il terremoto ha naturalmente avuto un impatto su tutta la popolazione e le realtà locali. Incluse la vita economica presente e futura di abitanti ed imprenditori.

Le conseguenze sul territorio sono state devastanti, non solo per i comprensibili problemi contingenti, ma per le conseguenze che si sono verificate.
Infatti una analisi degli indicatori riguardante i a protesti ed i fallimenti, ha collocato la Regione Abruzzo tra le prime nella graduatoria nel rapporto dei protesti delle piccole medie imprese, ma anche in quello dei fallimenti mentre Ë addirittura al 3∞ posto come media di protesti ogni 1.000 abitanti.

In questo scenario in Italia solitamente sale vertiginosamente il rischio del problema usura.
L'usura è un tipo di reato che rimane per la stragrande maggioranza nel sommerso. Sono ancora poche, troppo poche, le persone che denunciano. Ma in Abruzzo, le denunce sono comunque aumentate vertiginosamente dopo il terremoto. Aumentati bisogni e mancanza di risorse, queste le parole chiave, ed un'economia dalle maglie ancora troppo larghe che permette infiltrazioni criminali su di un territorio che ha bisogno di politiche assistenziali.

Con il rischio aumentano anche le attività di monitoraggio sulle operazioni economiche, soprattutto relativamente alle piccole attività locali. Dai monitoraggi si evince che l'Abruzzo ha un rischio elevatissimo ma ancora un livello sotto controllo, all'ottavo posto tra le regioni italiane, mentre sta molto peggio il vicino Molise, che non ha subito terremoti, ma soffre di una storica mancanza imprenditoriale e infiltrazione criminale.

Molise in testa dunque, e seguono Calabria, Campania e Sicilia. Un dato significativo che emerge riguarda le motivazioni che portano poi a protesti o fallimenti e conseguentemente al rischio usura. Nella regione Abruzzo è il peso della fiscalità per quanto riguarda artigiani e commercianti, mentre per quanto riguarda i lavoratori sono spesso debiti accumulati dopo malattie ed infortuni.

Un ennesimo allarme arriva da parte dei commercianti di L'Aquila. A loro sono stati sospesi alcuni tipi di pagamenti, ma chi aveva acquistato merce ed ora ha il negozio magari inagibile, e comunque una mancanza totale di clientela, dato lo spopolamento della città, si trova ora a dover affrontare scadenze economiche senza avere la possibilità di fare fronte agli impegni acquisiti in precedenza.

I commercianti, gli artigiani ed i liberi professionisti che avevano le loro attività nel centro storico, hanno percepito una indennità, un' aiuto di 800 Euro mensili, ma solo per i primi tre mesi dopo il terremoto.
C'è stata un' ordinanza governativa, la numero 3789, che metteva un fondo a disposizione di chi ha perso le apparecchiature e gli strumenti che fanno parte integrante di una professione. Ma viene denunciata dagli Aquilani una sostanziale difficoltà ad accedere al fondo preposto.

A causa di tutte queste evenienze verificatesi purtroppo dopo il terremoto, quella dei protestati in Abruzzo è una cifra che sembra destinata a breve ad aumentare esponenzialmente.

IN BREVE
L'Abruzzo si trova in una posizione estremamente pericolosa a seguito del terremoto e del conseguente bloccarsi di molte delle attività economiche che sostenevano la città.

In particolare molti artigiani denunciano la difficoltà di accedere ai fondi per ripagarsi i macchinari andati distrutti, mentre d'altro canto molti commercianti denunciano l'impossibilità di fare fronte alle scadenze mensili che si erano assunte precedentemente il terremoto per comprare la merce.

L' Abruzzo si trova in questo momento ad essere l'ottava regione italiana a rischio usura e i protesti ed i fallimenti si stanno ancora susseguendo ad un ritmo molto alto.

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