Dati economici Italiani per regione

Le 7 principali regioni esportatrici (nell'ordine Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte, Toscana, Lazio e Friuli-Venezia Giulia) hanno tutte subito un calo delle proprie vendite estere: il più contenuto é stato quello del Piemonte; il risultato più negativo si riscontra per il Lazio a causa, in di una vera e propria caduta delle sue vendite nell'industria aerospaziale, ma anche di riduzioni relative agli altri settori (elettronica e chimica).

La quota del Veneto é bruscamente scesa, cosí come il suo grado di apertura internazionale. Si può ipotizzare che, per il Veneto, le peggiorate condizioni competitive abbiano comportato l'intensificarsi del trasferimento di linee produttive all'estero; questo fenomeno ha riguardato soprattutto l'ultimo biennio.
Nel Mezzogiorno, la Sicilia e la Sardegna sono state favorite dalla propria spiccata specializzazione nella petrolchimica, uno dei pochissimi settori di cui sono aumentate le esportazioni nazionali, mentre le vendite all'estero della Campania, principale regione esportatrice del Mezzogiorno, si sono ridotte del 15% (record negativo in ambito nazionale).

La notevole contrazione riguardante la Campania ha determinato un nuovo abbassamento del gi‡ modesto grado di apertura internazionale del Mezzogiorno. Le sole regioni di cui si rileva sia una crescita delle esportazioni che il proseguimento di una tendenza positiva sono il Trentino-Alto Adige e soprattutto le Marche; (mancano però i dati dell'ultimo biennio. I dati sono infatti aggiornati al 2008) grazie al decisivo contributo degli elettrodomestici dei quali sono sensibilmente cresciute le vendite.
In termini di percentuali, il valore della produttività economica della nostra penisola è cambiata nel seguente modo: una perdita del 2% per l'Italia nord occidentale (Piemonte, Val D'Aosta, Lombardia e Liguria), mentre la perdita è del 5.5% per l'Italia nord orientale Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna.
Meno 6.5% per l'Italia centrale, per il meridione d'Italia la perdita secca è del 7% e per le isole principali del 6.3%.
Nell'analisi di questi dati risulta determinante incrociare le cifre con i dati delle stesse aree che indicano il grado di apertura e di interscambio con i mercati esteri. è incontrovertibile che le regioni che meno sono in crisi, sono anche quelle che hanno una maggiore apertura nei confronti dell'estero.
L'Italia nord Occidentale infatti ha il coefficiente 116, secondo dati ISTAT, che è anche quello più alto. Italia nord orientale 115, Italia centrale 90, meridionale 55 ed insulare addirittura soltanto 42.

I coefficienti seguono lo stesso andamento se si parla di aziende italiane a partecipazione estera, la classifica delle varie zone d'Italia rimane la medesima.
La regione Lombardia si classifica prima nei servizi, Sebbene ridimensionata dalla crisi, la Lombardia ha mantenuto una posizione di assoluta preminenza nei servizi anche alle imprese non residenti, che continua ad esportare più o meno nella stessa misura di tutte le altre regioni messe insieme.
Per quanto concerne la Liguria la caduta delle vendite di imbarcazioni in America latina ha pesantemente contribuito alla diminuzione complessiva delle esportazioni liguri, resta in leggero calo ma non drammatico la floricultura, altro polo dell'economia ligure.

La Toscana accentua il suo andamento negativo, le vendite della Toscana sono diminuite più di quelle italiane in diversi settori tra i più importanti per la regione.
Umbria: stabile l'esportazione di prodotti in legno, male però olio d'oliva, tessile e abbigliamento.
Anche per la Puglia in calo i prodotti agricoli, la siderurgia ed il cuoio. Da registrare però una curva negativa molto meno brusca di tutto il resto del Sud. I dati della Puglia sono molto più confortanti da molti punti di vista.

IN BREVE
Cosa produciamo in Italia e che tipo di impatto c'è stato nei vari settori a causa della crisi?
Una cartina geografica con le specifiche per regione.

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