Crisi economica al nord, l'incremento di fallimenti e protesti

L'Italia e' ormai sotto la lente di ingrandimento di sondaggi, inchieste, studi di settore e analisi demografiche. Si possono quindi trovare facilmente dati più che attendibili su come si affronta la crisi al nord dell'Italia, come si riducono le spese nel nord est e come il sud fa la spesa. E via di questo passo. 
I dati sono utilissimi, soprattutto quando ci si sta confrontando con una momento economicamente complesso come questo ed una situazione difficile e molto, molto più lunga del previsto.
Analizziamo dunque, cosa sta succedendo intorno a noi.

Nel prosperoso nord est, uno studio demografico fa sapere che negli ultimi 12 mesi il 46% degli intervistati hanno modificato le loro abitudini di spesa, riducendo in particolare le spese dedicate a hobby e tempo libero. Al ristorante o alle uscite con famiglia e amici. 
Sempre al nord est, il 50% delle persone tra i 25 ed i 45 anni, ha dovuto cambiare diversi aspetti dello stile di vita, tagliando più delle spese legate al tempo libero.
In particolare tra i 35 ed i 45, gli acquisti importanti quali una casa, un'auto eccetera sono stati rimandati nella stragrande maggioranza dei casi, almeno per la succitata fascia d'età.

Il 36% degli intervistati e' molto più attento a sconti e promozioni, per gli acquisti di ogni giorno ed il 43% ha adottato metodi per il risparmio energetico.
Anche al nord ovest, provincia di Torino in testa, troviamo dati molto simili, con percentuali sulla riduzione dei consumi, anche più alte rispetto a quelle del nord est. Abbiamo trovato in particolare più differenza nei dati delle dichiarazioni Irpef, del nord ovest, che divergono in maniera più accentuata da quelle del 2007.
Un dato emerge dal punto di vista imprenditoriale, e riguarda tutto il nord, trasversalmente. Le imprese, che fortunatamente non hanno chiuso, , hanno comunque dovuto ridurre la produzione e licenziare.
I dati sulla crisi al nord ovest sono più simili a quelle pervenute dal centro Italia. Solo il 9% delle aziende del nord ovest ha dichiarato di non avere "sentito" la crisi in atto.
Il 50.8% di queste ha, come dicevamo poco sopra, cercato di tagliare i costi. Il 22% ha ridotto i margini di guadagno e poco più del 13% di aziende in crisi, ha cercato nuovi sbocchi su mercati all'estero.

Al nord, una fascia estesa di aventi diritto al voto, vede il mercato globale e l'abbattimento delle frontiere in Europa, come causa diretta della crisi in atto. Secondo questo punto di vista e' la "concorrenza sleale" che alcuni paesi farebbero ai nostri prodotti e ai nostri lavoratori ad impedirci di uscire dalla crisi. Piuttosto che la crisi finanziaria di banche ed istituti e la poca solvibilità di alcuni sistemi di fronte al debito pubblico ed alle "bolle" di settore, che inevitabilmente esplodono, come e' normale, fisiologico, ed economicamente normale che accada.
Al nord, un italiano su tre dichiara di faticare ad arrivare a fine mese. Nel nord est e' solamente il 20% della popolazione ad ammettere problemi ad arrivare al 30 del mese pagando tutti i conti.
Sono percentuali comunque alte ed importante, se si considera che e' la parte più industrializzata del nostro paese con una quota importante sulle esportazioni nazionali e un'indice di imprenditorialità tra i più alti.

Secondo studi del censis, un milione e 50 mila famiglie in Italia, hanno un livello di povertà tale da intaccare sensibilmente il livello alimentare.
In termini di percentuale, al sud e' il 6% in alcune regioni come la Calabria sfiora il 10% della popolazione. Mentre in regioni come l'Alto Adige ed il Veneto la percentuale in oggetto e' inferiore al 3%.

IN BREVE
I sondaggi hanno evidenziato tutti i numeri di questa crisi ed abbiamo dati su come vivono le famiglie e su come reagiscono le imprese.
Il Nord Est sta soffrendo meno. pur se colpito dalla crisi, mentre il nord ovest ha cifre e percentuali che lo avvicinano molto al centro dell'Italia.


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