Impatti della crisi finanziaria in Italia

Una delle voci importanti del Pil italiano è rappresentato dal settore manifatturiero, e questo è passato di recente da un attivo di 41 miliardi a 35miliardi di euro (pari al 7,6% del relativo interscambio, il livello pi˘ basso dal 1992.

Si è avuta una contrazione nei fatturati di quasi tutti i comparti, ad esclusione della meccanica strumentale. In questo settore l'avanzo è aumentato, sfiorando i 15 miliardi di euro, accresciuto in particolare il passivo del settore chimico e sembra stabilizzarsi il disavanzo dei prodotti elettronici e delle telecomunicazioni.

D'altra parte, il valore delle esportazioni è diminuito in quasi tutti i comparti industriali, ad eccezione dei prodotti petroliferi raffinati, degli autoveicoli e della siderurgia. Sembra in trend positivo ma solo recentemente il settore della gioielleria.
Per fronteggiare lo svantaggio competitivo determinato dall'ascesa del cambio, le imprese del made in Italy hanno concentrato le vendite estere nei segmenti produttivi di qualità superiore, con prezzi relativamente elevati, dove la capacità concorrenziale degli altri paesi è minore; al tempo stesso si può ritenere che siano uscite dal mercato piccole imprese precedentemente collocate nelle fasce
basse di qualità dei prodotti.

Perdite a volte rilevanti hanno riguardato in particolare diversi settori di specializzazione quali calzetteria, calzature, mobili e filati.
Nel 2009 l'Italia ha esportato prodotti agricoli per oltre 4000 milioni di euro, ma ha importato per 9000 milioni di euro, ha esportato 23000 milioni di prodotti per l'elettronica, importandone però oltre 32000 milioni.
è andata meglio con prodotti d'abbigliamento e maglieria, a fronte di 25 000 milioni di euro di esportazioni, le importazioni ammontano a circa 13 000 milioni.

La generalizzata riduzione dei prezzi internazionali dei prodotti agricoli di base, di cui l'Italia è tradizionalmente importatrice , non è stata sufficiente a produrre un miglioramento del saldo, tra i comparti che costituiscono questo settore, quello che presenta la minore incidenza del disavanzo in rapporto all'interscambio commerciale è costituito dai prodotti ortofrutticoli; nel giro di un triennio i prezzi all'esportazione di questi prodotti sono aumentati del 30% mentre quelli all'importazione sono addirittura diminuiti.

Per quanto riguarda il vino, le vendite estere sono diminuite in misura significativa nella gran parte dell'area UE (-8,7%), mentre hanno sostanzialmente tenuto negli Stati Uniti e in Canada, l'altro grande mercato di destinazione delle nostre esportazioni.
Ma la Francia sta aumentando i suoi numeri, relativamente all'esportazione del vino, e l'Australia diventerà a breve un concorrente temibile.
Una buona performance è stata invece quella dei formaggi, sia in termini di ammontare del valore esportato (+8%) sia nel confronto internazionale.

L'andamento oscillante delle quotazioni del greggio, ha in un certo senso ammortizzato i benefici effetti che sarebbero potuti derivare dall'apprezzamento dell'euro sul dollaro. Nel complesso la Russia è rimasta il nostro principale mercato d'approvvigionamento di materie prime energetiche, seguita da Libia (principale fornitore di petrolio) e Algeria, da cui compriamo essenzialmente gas.
L a Romania è invece diventata il quarto partner commerciale dell'Italia. Dall'Europa centro-orientale proviene ormai stabilmente la metà dei nostri acquisti esteri; se si guarda ai dati di fonte romena, italiani e loro filiali all'estero appare in modo ancora pi˘ evidente: si pensi che l'Italia acquista in media il 24% circa dei prodotti esportati dalla Romania; questa percentuale sale al 77% limitandosi ai soli prodotti del comparto calzaturiero.

IN BREVE
Dove ci sta portando la nuova situazione economica globale. Quali sono i nostri punti di forza e quali i settori più deboli. Come sta cambiando la geografia delle partnerships.

Post a comment

Gelati 300p250