Risorse economiche anti crisi: i dati sul commercio EU

L'Unione Europea non è stata propriamente in grado di sfruttare pienamente le opportunità offerte dalla ripresa del commercio mondiale del 2003, anche considerando la competitività dei prodotti europei.

Gli andamenti dei volumi scambiati dall'Unione mostrano la problematicità della situazione: le quantità esportate sono rimaste pressoché costanti mentre la crescita media mondiale è arrivata quasi al 5% e l'aumento dei volumi importati, che il cambio avrebbe dovuto sostenere, non ha raggiunto neanche il 2%.
Si notano fenomeni interessanti nella variazione geografica e nello spostamento dei volumi d'affari.

Dal lato delle esportazioni, l'Europa centro orientale ha superato l'Asia centrale ed orientale, assorbendo il 20% dell'export UE, e dal lato delle importazioni, ha superato gli Stati Uniti.

I settori di particolare forza e di massima specializzazione dell'Unione Europea sono tradizionalmente la meccanica, la chimica e gli autoveicoli, mentre i maggiori disavanzi sono concentrati nei settori energetico e dell'elettronica.

A seguito del rafforzamento del Dollaro l'Europa mostra una sofferenza elevata e non ha saputo sviluppare una nuova competitività, gli Stati Uniti, invece, hanno mostrato la loro ripresa: dal lato delle esportazioni, il vantaggio di competitività ha permesso un aumento delle quantità del 2,8% e la fase espansiva del ciclo ha originato un aumento delle quantità importate del 5,7%, superiore rispetto alla media mondiale. Il saldo statunitense anche calcolato in euro è migliorato.

Dal lato dell'import, la quota statunitense cresce in concomitanza della fase
espansiva del ciclo economico, e viceversa.
Per quanto riguarda l'Unione Europea i migliori paesi, con un miglior saldo in positivo, sono quelli della fascia nord orientale.

Nei vari anni, il disavanzo più importante è costantemente rimasto quello con l'Asia centrale e orientale, aumentato vertiginosamente e centrato nell'ultimo triennio intorno ai 104 miliardi di euro.

La prima voce in capitolo riguarda la spesa energetica, gli altri settori il cui disavanzo è di un certo rilievo sono il tessile e i prodotti agricoli. Un settore molto interessante per il commercio estero dell'UE è quello della chimica. Nonostante la recente riduzione del saldo

Chimica e farmaceutica saranno due settori strategici per la ripresa dell'unione europea ed un rafforzamento su mercato mondiale.
Si sono recentemente intensificati i rapporti tra UE e alcuni paesi emergenti del Sud America, che potrebbero significare nuove espansioni in un prossimo futuro. In particolare il Messico ed alcuni paesi dell'area caraibica.
Riguardo al nostro paese in particolare, l'accelerazione della crescita economica e degli scambi commerciali mondiali cominciata nel 2003 ha interessato solo marginalmente l'area dell'euro e, al suo interno, l'Italia, per il protrarsi della fase di stagnazione della domanda interna e anche per effetto dell'azione di freno sulla domanda estera esercitata dalla perdurante perdita di competitività.

Sono rimaste in parte deluse le aspettative di ripresa, le vendite all'estero di beni e servizi a prezzi costanti hanno infatti subito una pesante riduzione e la bilancia dei pagamenti del nostro paese ha fatto registrare un pesante incremento del passivo.
Mentre le quantità esportate dall'Italia hanno mostrato un'ulteriore flessione assai più marcata di quella delle importazioni i prezzi in euro praticati dagli esportatori italiani hanno continuato ad aumentare: comportamento che più apparire anomalo, a fronte della perdurante erosione della competitività di prezzo.

IN BREVE
L'Italia sta giocando una partita importante, all'interno della stessa comunità europea, e a livello mondiale. Per recuperare attivi occorrono nuove strategie di marketing e politiche di esportazione. L'Italia ha perso una prima battaglia per una non corretta politica di contenimento dei prezzi, nel momento in cui la crisi si e' fatta più forte e le esportazioni hanno cominciato a calare.

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