La Bancarotta Semplice

La bancarotta semplice è un reato ed è disciplinato dall'articolo 217 del Regio Decreto numero 267 emanato nel 1942.
Alla base di questo reato esiste il fallimento di una azienda, contrariamente a quanto accade in altri paesi, dove anche un semplice cittadino può dichiarare fallimento, in Italia solo le imprese possono fallire.

A seguito del fallimento il soggetto deve fornire la massima disponibilità e collaborazione alle istituzioni coinvolte, per fare luce sulla situazione patrimoniale personale ed aziendale. Questo per tutelare i creditori. È dunque richiesta trasparenza nel fornire informazioni e chiarezza su tutta la documentazione economica che deve essere messa a disposizione del giudice e del curatore fallimentare.

Il reato di bancarotta semplice si configura quando c'è un atteggiamento colposo, da parte del soggetto fallito. Colposo in quanto, non sussiste la volontà precisa da parte del soggetto di nascondere o modificare le informazioni, ma sussiste comunque imperizia o negligenza, nel compiere atti che danneggiano i creditori e vanno a ledere i loro diritti. Si configura in pratica un pericolo presunto per i creditori, ed ai fini della legge ciò è punibile. Che si tratti di comportamenti che portano ad un presunto pericolo o a un danno economico tangibile..
Mentre se si scopre che le pratiche illecite sono state compiute volontariamente, il resto si aggrava, trattandosi di bancarotta fraudolenta.
Esempi di suddetti atti, regolamentati dalla legge sulla bancarotta semplice sono: il soggetto fallito ha speso ingenti somme dopo avere dichiarato il fallimento, somme delle quali non avrebbe potuto disporre; ha corso ulteriori rischi economici in azioni aleatorie; il soggetto è venuto meno agli obblighi che si era assunto con il concordato fallimentare; ha tenuto la documentazione necessaria solo parzialmente, erroneamente o in ritardo.
Attenzione però: la bancarotta semplice tiene in considerazione anche ciò che è accaduto prima del fallimento e penalizza comportamenti impropri. La stessa pena, infatti, si applica al fallito che, durante i tre anni antecedenti alla dichiarazione di fallimento ovvero dall'inizio dell'impresa, se questa ha avuto una minore durata, non ha tenuto i libri e le altre scritture contabili prescritti dalla legge o li ha tenuti in maniera irregolare o incompleta

Come sopra accennato, la bancarotta è comunque un reato ed è dunque perseguibile penalmente. Le pene previste vanno da un minimo di sei mesi ad un massimo di due anni di reclusione, è poi prevista l'interdizione dai pubblici uffici. Il condannato non potrà intraprendere per due anni alcuna impresa commerciale, né potrà altresì rivestire incarichi e mansioni dirigenziali e manageriali nelle imprese di terzi.
Se il reato è iscritto in un legge del 1942, le pene previste sono state invece riviste e modificate recentemente, ad esempio con il decreto legislativo del gennaio 2006, che tratta i capi di imputazione e le disposizioni penali al titolo VI, capo 1 dell'articolo 217.

Bancarotta semplice in breve:
Il reato di bancarotta semplice è punibile per legge con la reclusione fino a due anni e due anni di interdizione da pubblici uffici ed ogni attività dirigenziale ed amministrativa in aziende proprie o di terzi.
Si configura quando per errore, imprudenza o imperizia, non si soddisfano le condizioni concordate in sede di fallimento, oppure si tengano comportamenti tali da mettere in pericolo il patrimonio e i diritti dei creditori.

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